di Giancarlo Tarozzi

Da moltissimi anni, insieme a Mariarosa, viaggio per il mondo alla ricerca di ciò che chiamo i “pezzi del corpo di Osiride”: frammenti di Tradizione, brandelli di conoscenza dispersi sul pianeta.

Negli anni ho incontrato gli Hopi, il misterioso tesoro delle isole Orkney in Scozia, i Q’eros — eredi della Tradizione peruviana — e diversi popoli nativi del Nord America. Molte connessioni hanno riguardato la First Nation del Canada, specialmente nella zona di Vancouver Island e della British Columbia, dove la loro presenza sembrava ormai estinta.

Questa estate, invece, abbiamo avuto l’occasione di recarci in Gaspésie, nella regione del Québec, e a Québec City. Qui abbiamo incontrato, incredibilmente vivi, gli eredi della First Nation Wendake. Attraverso il loro museo e il contatto diretto con alcuni rappresentanti, abbiamo trovato un pezzo del corpo di Osiride: tutto è circolare.

Il museo stesso è un’esperienza circolare, dove si passa da un ambito all’altro seguendo un principio non lineare. Per i Wendake, il mondo è circolare, il tempo è circolare: tutto si muove in un moto senza inizio né fine.

Collegando questa visione a quella degli Hopi dell’Arizona — popolo matriarcale che non conosce neppure linguisticamente i concetti di passato e futuro, ma solo di probabilità — emerge un quadro sorprendentemente vicino a una prospettiva quantistica. È una visione che richiama profondamente la Tradizione e il suo modo di intendere l’evoluzione della storia e della coscienza.

Viaggiare nel mondo e incontrare eredi ancora vivi di messaggi che affondano le radici in millenni di storia è un’enorme opportunità. È un modo per riscoprire culture che hanno saputo mantenere il rispetto e la connessione con la natura.

In Gaspésie, esiste un luogo chiamato World End, la “fine del mondo”. Qui abbiamo vissuto, come fanno da millenni i Wendake, un pellegrinaggio di circa quattro chilometri verso il punto in cui il continente termina e l’oceano ha inizio. È l’incontro tra terra e acqua, tra morte e rinascita.

Lungo il cammino si lascia indietro la propria vita passata e futura, e al ritorno si inaugura una nuova fase evolutiva, un nuovo momento nel percorso individuale. Non è qualcosa che possa essere compreso con la mente: è esperienza pura..

Questa connessione rimanda a un’antica conoscenza custodita dallo Shan: le First Nation collegano la loro origine agli Inuit, alle migrazioni dalla Siberia, fino a ciò che la Tradizione chiama la fine di un’epoca. Essi custodiscono brandelli del messaggio originario contenuto nel Tai Saar i Mnai, il Libro del Cielo e della Terra.

Ogni viaggio diventa così un frammento ritrovato del corpo di Osiride: pezzi che, ricomposti, ci permettono di riconoscere la millenaria importanza dello Shan e, oggi, dell’Istituzione Shan come custode dell’intero corpo della Tradizione.

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